Turismo Culturale: c’è ancora spazio per l’Italia? – Il Lupo e la Rondine

Cari amici viaggiatori,

per la rubrica Turismo e Turismi, mi sono lasciata ispirare dalla meta del primo viaggio del 2019 che inizierà domani.

Torno a Roma, che per me ormai è un appuntamento annuale. Ci sono stata a Luglio scorso e ci ritorno per un weekend all’insegna di quell’amore per la storia e per l’arte che non mi abbandona mai, in ogni viaggio.

La cultura, le tradizioni e il patrimonio storico-artistico di una città sono tra le motivazioni principali nella scelta di una destinazione non solo per me, ma anche per un gran numero di viaggiatori.

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Secondo il Centro di Studi Turistici nel 2017 il numero di ingressi ai musei ha sfiorato i 50,2 milioni di persone.

La forza del Turismo Culturale risiede non solo nel numero impressionante di siti di interesse che possiamo annoverare in Italia (54 Siti UNESCO Patrimonio dell’Umanità, solo per citare un dato), ma anche nel modo in cui si crea economia intorno al bene.

Il desiderio di visitare un museo spesso si accompagna con la ricerca di un alloggio che sia nelle vicinanze o con la scelta di una città piuttosto che un’altra perché magari quella città permette anche di vivere la Cultura in maniera differente: fiere gastronomiche, trekking culturali e naturalistici, mostre internazionali.

Il turista culturale è un turista di alto profilo, con buona capacità di spesa e interesse ad acquistare souvenir o guide direttamente nei musei.

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Attenzione però: non è sempre tutto oro quello che luccica!

Anche questa tipologia di turismo che sembra essere cucita addosso all’Italia in realtà presenta problematiche molto serie.

Prima fra tutti la concorrenza:  Roma, città che ci invidiano in tutto il mondo, ha vertiginosamente perso di appeal in confronto ad altre mete, come Londra per esempio.

I turisti di oggi cercano l’ Esperienza: vogliono strutture ricercate, centri storici curati e valorizzati, tecnologie avanzate e laboratori didattico-ludici che coinvolgano anche i più piccoli.

Purtroppo la gestione del Patrimonio Culturale in Italia è lasciata quasi al caso: se piace così va bene, altrimenti chissene. E poco importa se i Luoghi della Cultura per la maggior parte non sono accessibili ai disabili, o se grandi tesori giacciono nei depositi perché non si ha voglia di catalogarli, o se, peggio ancora, si riduce il mestiere di operatore di beni culturali al semplice guardia del corpo di musei vuoti e aridi.

Sono troppo critica?

Beh, può essere, ma ho vissuto la situazione sia da turista che da chi lavora in un museo e l’impressione è negativa da entrambe le prospettive.

Quindi, se da una parte i dati sul turismo culturale rincuorano, dall’altra la perdita d’interesse verso la bella Italia dovrebbe farci paura.

Quale può essere la soluzione?

Innanzitutto mettere gente competente al lavoro per il nostro patrimonio e iniziare a considerare questo settore non un settore di serie B, ma un comparto ECONOMICO bello e buono. E poi dovremmo tornare anche noi italiani ad amare l’ Italia e a sceglierla come meta culturale per eccellenza, per un weekend o per una vacanza. Non solo l’Italia conosciuta, ma anche quella dei piccoli borghi nascosti, delle chiesette aperte una volta l’anno, dei piccoli musei e gallerie di quartiere.

Io inizio da Roma, venite con me?

La Rondine

P.s. Domenica è la Prima Domenica del mese: si entra gratis in tutti i musei statali! Non fatevi sfuggire questa occasione!

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